Caccia al merch
Souvenir irrinunciabili
I souvenir più ambiti non sono più quelli più costosi, ma quelli per cui bisogna mettersi in viaggio. I locali alla moda stanno diventando destinazioni insolite per l’acquisto di souvenir, dove i viaggiatori vanno alla ricerca di ogni genere di oggetto, dalle tote bag più iconiche ai cappellini degli hotel di lusso.
Statistiche sui viaggi a tema shopping
Di quali acquisti vanno più fieri i viaggiatori?
cita il merchandising di un franchise (come i peluche di Hello Kitty o i Jelly Cat in edizione limitata)
Shakaila Forbes-Bell
Psicologa della moda
La caccia al merch è la nuova versione dell’ossessione di scattare foto ovunque
Aumento su base annua delle visualizzazioni di video sulle tote bag di Trader Joe’s
Ola Quadrio
“Una borsa di Trader Joe’s, un tempo economica e destinata all’uso quotidiano, è diventata uno status symbol riconosciuto a livello mondiale”

I viaggiatori stanno puntando gli occhi su articoli esclusivi disponibili solo in determinati luoghi e non acquistabili online.

“Una borsa di Trader Joe’s, un tempo economica e destinata all’uso quotidiano, è diventata uno status symbol riconosciuto a livello mondiale”
“La caccia al merch è il punto in cui cultura, commercio e comunità si incontrano su TikTok. Stiamo assistendo a un fenomeno per cui i consumatori trasformano i prodotti legati ai marchi e alle destinazioni in oggetti di prestigio e, sempre più spesso, in motivi per viaggiare.
Una borsa di Trader Joe’s, un tempo economica e di uso quotidiano, è diventata uno status symbol riconosciuto a livello globale, dopo essere diventata virale su TikTok ed essere approdata sui media tradizionali. Il merchandising del Ritz Paris ha seguito un percorso simile. La domanda e l’interesse culturale sono cresciuti al punto che Frame ha collaborato con Ritz Paris alla realizzazione di una collezione, mentre i video su TikTok ora indicano alle persone dove trovare i famosi orsacchiotti del Ritz Paris nella vita reale.
Con oltre 435.000 video pubblicati dall’inizio dell’anno utilizzando gli hashtag #TraderJoesTote, #RitzParis e #Merch, la tendenza della caccia al merch dimostra come TikTok funga sia da motore di scoperta che da motore di domanda, trasformando i prodotti in mete ambite e le mete in marchi imperdibili.”


Psicologa della moda
“Un approccio incentrato sulla community è fondamentale per creare un oggetto ambito nella caccia al merch”
La nascita della tendenza della caccia al merch ha coinciso con l’aumento di quella che definisco la categoria degli “acquirenti alla ricerca di emozioni forti”. Questi viaggiatori provano un intenso desiderio di esperienze nuove, varie ed emozionanti, e improvvisamente non basta più comprare un souvenir all’aeroporto o pubblicare un post su Instagram; ora bisogna scovare un simbolo specifico per dare legittimità alla propria vacanza. In questo modo, non si tratta più semplicemente di una vacanza: il viaggio si è ormai trasformato in una missione da portare a termine. In sostanza, la caccia al merch è la nuova versione dell’ossessione di scattare foto ovunque.
Molti pensano che lo shopping provochi una scarica di dopamina perché possedere cose nuove ci rende felici, ma le ricerche dimostrano che i livelli di dopamina raggiungono il picco proprio nel periodo che precede l’acquisto. L’attesa è, quindi, la fonte più forte di gioia. I prodotti ambiti nella caccia al merch non si trovano facilmente. Non basta fare un salto in un negozio qualsiasi; ci vuole pianificazione, ricerca e organizzazione, e proprio questo sforzo garantisce la scarica più forte di quegli ormoni del benessere, il che rende questi articoli ancora più allettanti.
I marchi di moda hanno saputo cavalcare questa tendenza offrendo esperienze di stile sempre più ricche di emozioni, dalle borse a sorpresa ai pop-up, tutte iniziative di cui si viene a conoscenza solo se si è “nel giro”. Questo aspetto legato alla community è fondamentale per creare un articolo ambito nella caccia al merch. Quando una borsa, una borsa di tela o una tazza diventano oggetti ricercati, vengono spesso mostrati come qualcosa che solo un “vero viaggiatore” potrebbe conoscere. Questo posizionamento fa leva sul nostro desiderio innato di appartenenza e sulla paura di essere emarginati, il che, in definitiva, accresce la desiderabilità dell’oggetto.”



